lunedì 24 ottobre 2011

ROMANZO : pagina 537

Due giorni.
Dallo scontro con Ghilbert erano trascorsi solo due miseri giorni.
Dalla spianata antistante il castello si levavano ancora pennacchi di fumo quì e là. 


Pire funebri e crateri ancora in fiamme.


Nell'aria gelida aleggiava ancora l'odore di carne bruciata mescolato alle spezie dei funerali, un limpido sole invernale illuminava il lavoro che centinaia di persone erano intente a terminare.
Dalla capitale erano giunti diversi uomini per sgombrare il terreno dai numerosi cadaveri, dopo la carestia dell'anno precedente non ci poteva permettere d'affrontare un'epidemia.


Nessuno si era preso la briga di porre questioni sulle competenze territoriali nonostante il castello di Crow fosse di qualche chilometro fuori dalla giurisdizione della capitale.


Quel mago era passato dal rango di " flagello" a quello di "salvatore delle genti " passando attraverso quello di "rinnegato". 
In meno di un giorno.
Guardando i fatti, nessuno si azzardò a proferir verbo, qualunque cosa fosse Crow ora, aveva risolto in una giornata un problema che si trascinava da anni, ovvero la pressione che Ghilbert Freccianera esercitava sui confini del regno.


Voci di conquista si rincorrevano rimbalzando da un borgo all'altro, molti davano l'annessione delle terre dei Pietra di Fuoco come cosa fatta. Altri temevano rappresaglie su larga scala.


Voci.


Che di bocca in bocca giunsero rapide al castello.


Voci di cui a Crow non importava nulla.
Il mago se ne stava sdraiato nel letto, fissando la finestra. Braccia conserte, avvolto nella coperta con lo sguardo perso nei suoi pensieri. sapeva che non appena si fosse ripreso lo aspettava un brutto colloquio con Maev. Era certo che lei non avrebbe accettato il fatto che, quel patto stipulato tempo addietro col sangue, non era rescindibile.


Percorrere la via di essere umani era complicato, faticoso e gli dava sofferenza,
Per quanto bene lo facesse sentire l'essere amato...il fatto che nessuno lo temesse più lo aveva portato a fronteggiare più guerre negli ultimi due anni che non in tutta la sua vita.
Altruismo.
Diplomazia.
Preoccupazioni.
Calcoli.


Il tempo in cui gli bastava una sola occhiata per annichilire qualunque istinto di ribellione al suo dominio era ormai lontano...ne sentiva la mancanza, era così semplice gestire tutto quanto.
Davanti a lui ora si prospettava un'era relativamente tranquilla. Avrebbe ratificato un trattato di non belligeranza coi Pietra di Fuoco lasciando a loro la responsabilità di gestirsi...all'apparenza non c'era più nessuno all'orizzonte che potesse dargli noia.


La pace era dunque l'immobilità delle cose?
Il frutto di innumerevoli compromessi fra esseri viventi?


Eppure lui in un pomeriggio aveva spazzato via un conflitto silenzioso che marciva da anni incastrato fra le maglie della diplomazia... (compromessi).


Qualcosa non funzionava.


Perchè ora sentiva che, dopo aver mostrato la sua potenza distruttrice, non sarebbe più scoppiata nessun'altra guerra per lungo tempo, di certo non contro di lui.


Non aveva senso la pace portata con le armi, eppure gli umani sembravano accettarla solo così.


Lo sguardo gli cadde sulla tigre albina e capì che se anche avesse voluto rievocare il proprio demone per lasciarlo libero di scorrazzare sarebbe comunque finito morto.
Non c'era modo di opporsi a un dio, per quanto dimenticato.


Il lieve cigolio dei cardini della porta lo fece trasalire, non ebbe nemmeno bisogno di voltarsi. L'aura di Maev  gli era chiara nella mente. Che fosse giunto il momento del temuto colloquio? Stranamente il mago non sentiva un particolare interesse, a dispetto dell'angoscia che lentamente gli si stava facendo largo nell'anima a morsi.


<< Come stai? >>

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